A Scicli il convegno sul centenario di Severino Santiapichi, «giudice gentiluomo»
Nell'aula consiliare del Comune e a palazzo Spadaro, tre sessioni internazionali hanno intrecciato letteratura e giustizia attorno alla figura del magistrato sciclitano e al processo Moro-bis.

Il rumore degli spari lo richiamò quel 16 marzo 1978: Corrado Monaca, la cui casa distava pochi minuti da via Fani, accorse sul luogo dell'eccidio e si trovò davanti lo scenario dell'agguato. È il punto da cui ha preso le mosse il suo intervento al convegno di Scicli, «Da via Fani a Scicli: con Leonardo Sciascia e Severino Santiapichi». Secondo la ricostruzione che Monaca ha portato al convegno, la mitraglietta degli assalitori sparò novantatré proiettili, che bucarono le quattro portiere delle due autovetture sulla fiancata sinistra, frantumando i vetri dei finestrini e colpendo a morte gli agenti della scorta. Se Moro fosse stato nella Fiat 130, sul sedile posteriore sinistro, sarebbe stato crivellato di colpi come loro: per il relatore, dunque, il rapimento è avvenuto altrove. Come riportato dai resoconti di Radio RTM e Scicli Video Notizie, alcuni dubbi sulla dinamica non furono mai chiariti.
Il convegno — promosso dall'Associazione internazionale dei critici letterari e coorganizzato con il Comune di Scicli — è dedicato a «Letteratura e giustizia. Nel centenario della nascita del giudice Severino Santiapichi». Ad aprire i lavori, il 2 ottobre nell'aula consiliare, il sindaco Mario Marino, con una prolusione sulla figura del magistrato: nato a Scicli nel 1926, avvocato, pretore, magistrato e presidente della Prima Corte d'Assise di Roma, oltre che procuratore generale della Repubblica di Perugia e procuratore ad honorem della Corte di Cassazione, nonché vicepresidente della Corte Suprema in Somalia. Presiedette alcuni dei processi più complessi della storia repubblicana, tra cui quello per l'attentato a papa Giovanni Paolo II e il processo Moro-bis. Il giornalista Salvatore Lordi, che gli ha dedicato di recente una biografia, lo definì «giudice gentiluomo»; dopo il pensionamento fu docente a contratto all'Università Kore di Enna.
Al centro dell'intervento di Monaca, la figura di Santiapichi, presidente della Prima Corte d'Assise di Roma nel processo Moro-bis, che unificò i procedimenti Moro-uno e Moro-bis. Il processo si concluse nel 1983 con 32 condanne all'ergastolo, poi in gran parte confermate in appello e in Cassazione. Ripercorrendo l'iter giudiziario — Moro I, Moro-bis, Moro-ter, Quater e Quinquies — il relatore ha sottolineato come dagli atti emergano ancora molte zone d'ombra. Per Monaca il delitto Moro riveste un valore periodizzante: «L'eliminazione del Presidente della Democrazia Cristiana — ha detto — rappresenta una cesura storica che pose fine alla stabilità politica e sociale del dopo guerra fino ai trattati ed ai codici dell'Unione Europea ed aprì lo scenario che stiamo vivendo con la speranza di riuscire a trovare, al più presto una stabilità di pace». In chiusura, la riflessione sul senso della magistratura «come garanzia» e non «come potere alternativo» secondo Santiapichi, e il richiamo, ancora nel suo intervento, all'appello del presidente della Repubblica Mattarella a cercare la verità come «obiettivo primario della democrazia».
Tre sessioni hanno alternato relatori italiani e stranieri. Nella seduta inaugurale sono intervenuti lo spagnolo Angel Basanta, Fernando Valls sulla censura «di ieri e di oggi» e il rumeno Stefan Damian; nel pomeriggio, a palazzo Spadaro, tra gli altri Pierfranco Bruni su «Il processo» di Kafka, Lucia Trombadore sul «Giudice Gentiluomo», il rumeno Tudorel Radu, Antonio Casu («Il rapporto letteratura e giustizia dal mondo classico ad oggi») e Anna Santoliquido («Aldo Moro a Bari: tra ricordi personali ed eventi pubblici»). Ha presieduto i lavori Neria De Giovanni, presidente dell'AICL, reduce da un convegno al Murray Edwards College dell'Università di Cambridge su Grazia Deledda, a cento anni dal conferimento del Premio Nobel. Gli atti del convegno sono pubblicati per Nemapress Edizioni.
Stamattina si è tenuta l'ultima sessione al Museo d'Arte Contemporanea del Carmine, presieduta da Angel Basanta, vicepresidente dell'AICL: Jean-Pierre Castellani ha parlato del rapporto della giustizia con lo scrittore francese André Gide, Flora Salveti dell'irlandese Colum McCann, Francisco Morales Lomas dell'«esilio interiore» di Vicente Aleixandre, Antonio Maria Masia di Dante Alighieri, Antonio Gramsci e Enzo Tortora, Monica Tronci di Eleonora d'Arborea e della sua scrittura giuridica, De Giovanni di un romanzo poco noto di Grazia Deledda, «La Giustizia», del 1899. È con quel titolo delediano, e con la parola giustizia risuonata accanto al ricordo di via Fani, che i lavori si sono chiusi.